Questo articolo è stato pubblicato 1 anno 1 mese 7 giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi.La professionalità di un dirigente si misura dalla sua capacità a gestire il consenso e a mediare i conflitti e non a fare polemiche e a seminare discordia.
Premessa
Da Bevini al dopo Bevini, da Querzè al dopo Querzè, da Galvagno al dopo Galvagno, da Flemak a Pilani, da Galli a Matarrese, ecc. ecc. ecc. ecc.
Dalla pluridecennale esperienza di Dirigente, ritengo, dato il persistere dell’incresciosa situazione di rivalità, conflitti e polemiche, di dover ritornare sull’argomento e riportare qui alcuni spunti di riflessione affinché ognuno ne tragga le dovute conclusioni.
Nel passato
Le controversie nelle federazioni sia amatoriale che professionistiche ci sono sempre state. Le espulsioni, fusioni, polemiche, denunce, creazione di nuove federazioni, poi ancora scioglimenti, ecc. le ho vissute fin da 30 e più anni orsono e hanno attraversato la storia del Ballo e della Danza Sportiva trasversalmente.
Penso sia difficile dare giudizi senza entrare in merito ad ogni specifico fatto e trarre delle conclusioni serie.
Ogni situazione è stata un caso a sé e ogni evento ha avuto la sua storia e la sua evoluzione.
Tuttavia, credo che tutti gli eventi negativi e i fatti che hanno lasciato un segno di peggioramento si ripetono anche oggi e tutti hanno una stessa matrice.
Le radici delle contese
Questo vale per il mondo del ballo ma anche per ogni organizzazione complessa dove l’uomo dirige, coordina e gestisce discrezionalmente il “potere”.
Questi episodi, hanno tutti una origine ben chiara che nella sua essenza è già stata magistralmente trattata e studiata da sociologi, filosofi in ogni era, esperti e studiosi di questi argomenti dall’antichità ai giorni nostri.
Mi sento di condividere che le radici profonde dei mutamenti in ogni organizzazione (compresa quella del Ballo) vanno ricercate nella rivalità dell’animo umano e dal fatto che coloro che gestiscono il potere lo fanno, in generale, più per sé stessi che per l’organizzazione che dirigono.
Propongo quindi qui di seguito alcuni spunti per una seria riflessione rivolta a rallentare le tensioni, migliorare noi stessi e costruire un futuro migliore da consegnare ai giovani.
Mi trovo a disagio a fare commenti, anche perché dopo tre lustri di fedele Dirigente Nazionale e regionale, mi sono accorto che la prudenza non è mai troppa; è bene quindi che ogni lettore ne tragga le più opportune deduzioni autonomamente.
I conflitti fra le associazioni
Attualmente persiste una diffusa incapacità a gestire i conflitti con la evidente assenza di una adeguata cultura verso la conciliazione. Le radici di ciò, ed è evidente, affondano nella ingiustificata ostinazione a mantenere rigidamente le proprie posizioni di potere.
Ciò alimenta, di conseguenza, le polemiche e crea una certa sfiducia verso le proprie istituzioni e verso i propri dirigenti, sia da parte degli amatori atleti che da parte dei tecnici e maestri, lasciando in tutti un profondo senso di disagio e in molti il dubbio di dove sia veramente la ragione.
Da qui, e in questo clima di diffusa incertezza, trovano origine la disaffezione a partecipare alle competizioni, le dimissioni, i passaggi da federazioni diverse, l’individualismo organizzativo con il proliferare di iniziative associative di potere, l’assenza dello spirito di corpo e, in sostanza, un danno morale e di immagine per tutto il mondo del Ballo e più in particolare per quello della Danza Sportiva e dei suoi dirigenti.
Trionfano solo le battaglie cartacee ricche di colorate polemiche sterili.
I dirigenti di turno
Questi “momenti” di sfiducia e di incertezza sono successi più volte anche per il passato, anni fa, ed anche in forma più grave di quanto succede ora.
Basti pensare a quando si sono dovute sciogliere, formare, sciogliere ancora, unificare, ecc. le federazioni amatoriali che si sono susseguite nella storia degli ultimi 30 anni e a quando si sono verificate (più volte) le incresciose e numerose scissioni in quelle professionistiche dei maestri di ballo.
Dall’esperienza fin qui raggiunta, posso affermare che la capacità dei Dirigenti intelligenti del lontano passato, la sagacia ed il buon senso delle persone serie nonchè l’amore verso il Mondo del Ballo e la grande passione e partecipazione dei competitori, hanno sempre appianato tutto, risolto ogni problema e portato il sistema Ballo in Italia verso traguardi di sviluppo, con un trend crescente sotto il profilo organizzativo, numerico e di qualità.
Tuttavia gli episodi si ripetono anche adesso e l’insegnamento dell’esperienza deve fare il suo corso nella mente di una parte degli attuali dirigenti di turno.
Ritengo che i puerili contrasti in essere fra le varie associazioni dei maestri di ballo si affievoliranno piano piano, col tempo e a mano a mano che il corpo dirigente attuale maturi e acquisisca le necessarie capacità di gestione ed anche in previsione del futuro rinnovamento dei quadri mediante una più attenta scelta dei candidati alle assemblee elettive nei vari organi direttivi.
Sono convinto che prevarrà il buon senso e, a questo proposito, invito tutti al dialogo costruttivo e ad operare scelte intelligenti, condivise e lungimiranti.
Ancora sul ruolo dei dirigenti
Dirigere organizzazioni con migliaia di aderenti, significa coordinare e assumersi responsabilità in svariati campi della gestione operativa, didattica, programmatica e di controllo di attività complesse dove ogni decisione ha un elevato riflesso economico ed un forte impatto su migliaia di risorse umane.
Bisogna avere una vasta cultura manageriale che si ha solo se si possiede una solida formazione strumentale di base (almeno a livello universitario) ed una successiva esperienza concreta di gestione per almeno alcuni anni in organizzazioni complesse con mansioni direttive e di responsabilità.
Non ci si improvvisa manager o dirigenti nazionali; così come non ci si improvvisa campioni di Danze Standard o Latine. Sono culture e saperi di alto livello, ma profondamente e sostanzialmente diverse fra loro.
Inoltre, un dirigente deve essere onesto, obiettivo e scrupoloso; doti queste che nulla hanno a che vedere con l’arrivismo, l’ambizione, la rivalità e lo spirito di emulazione che si sviluppano in un competitore.
Un competitore ha come obiettivo quello di passare il turno e di sconfiggere l’avversario; un dirigente è tutto l’opposto, deve mediare con l’avversario e gestire insieme il successo di qualsiasi iniziativa: il dirigente di una organizzazione non deve avere nemici né avversari né rivali, ma semplicemente alleati, amici e colleghi coi quali costruire insieme il futuro dell’organizzazione. Per un Dirigente l’incapacità di comunicare è come per un competitore l’incapacità di stare a tempo.
Conclusioni
La scelta dei dirigenti, sia elettivi che di nomina e a tutti i livelli, deve orientarsi verso coloro che hanno doti e valenze di cultura, solida formazione intellettuale, imparzialità e soprattutto disinteresse professionale e non necessariamente su coloro che sono stati sulla pista a sudare da competitori col mito della rivalità e con l’obiettivo di sconfiggere l’avversario.
E nemmeno, soprattutto, verso coloro che hanno col ruolo dirigenziale un conflitto di interessi per l’opportunità che il ruolo stesso offre al proprio tornaconto personale assumendo incarichi retribuiti, nomine in commissioni, gestire proprie scuole di ballo, agevolazioni nel lavoro personale, speculazioni e interessi di varia natura.
La professionalità di un dirigente si misura con la sua capacità a gestire il consenso e mai nel creare i conflitti. E per un Dirigente, l’umiltà è l’anticamera del successo.
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