Questo articolo è stato pubblicato 1 anno 23 giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi.
Incontriamo Luka Fanni, ballerino, coreografo e giudice di gara che, in coppia con la sorella Luana, è stato cinque volte Campione Italiano (dal 1995 al 1999) e quattro volte finalista al Campionato del Mondo in Show dance sudamericano, che è poi diventata la sua specializzazione. Tante anche le sue esperienze televisive, l’ultima come coach a Baila!
In questo periodo si parla molto di crisi delle scuole e accademie di danza in Italia. Qual’è la tua esperienza?
In Italia la danza è molto indirizzata alla personalità e alla ricerca dell’individualità, anche in gara. E’ molto difficile, quindi, pensare ad una accademia. Io insegno a Taiwan, in Cina, dove hanno vere e proprie scuole di danza, a cominciare dalle medie e superiori in cui tra le materie scolastiche c’è il ballo che praticano per molte ore al giorno. Tutto questo per noi è insolito, anche perché si tratta di scuole statali. Studiano danza classica ma anche hip hop, tango, valzer, insomma tutte le danze di coppia e non.
In questo senso i cinesi, che possiamo definire i più bravi “copiatori” del mondo, sono stati invece assolutamente innovativi. D’altra parte i loro ballerini sono molto bravi e numerosi, rigorosissimi nelle gerarchie e livelli di ballo e si allenano moltissimo.
Quindi un’accademia delle danze di coppia in Italia non sarà possibile?
Magari per i primi livelli, fino ai 15 anni, ma oltre credo che sia difficile pensare di impiantare nuove accademie, almeno per ora, data anche la crisi in corso. E’ comunque una cosa che mi piacerebbe molto.
Anche nel ballo si è quindi avvertita la crisi?
Sì, in ogni caso il clima più austero ha avuto anche dei risvolti positivi, per quanto mi riguarda. Prima avevo così tanti impegni in giro per il mondo e richieste di lezioni da parte di coppie adulte che non riuscivo più a seguire i bambini. Ora riesco a farlo, e sono situazioni che danno nuovi stimoli, che fanno capire il perché di tante cose e riportano nella realtà: spiegare cose astratte, complicate e al di fuori dell’uso non aiuta i competitori. Con i bambini, e non solo, devi per forza essere concreto e ricordare sempre da dove parte il ballo, la costruzione della danza, la meccanica.
Perché nelle danze di coppia non c’è la figura professionale del coreografo e il ballerino è coreografo di se stesso, contrariamente a quanto avviene nella classica?
Non è tradizione. D’altra parte in una coppia c’è spesso uno più portato per la coreografia: io lo sono nella coppia costituita da me e mia sorella Luana. E’ anche vero che in genere, quando si arriva ad alto livello, si ha più di un maestro referente: uno che aiuta nella preparazione degli show, un altro per la tecnica, un altro ancora per la competitività.
La divisione delle carriere tra maestri e giudici pensi possa nuocere alla figura del maestro di ballo?
Fino ad ora il maestro ha fatto un po’ di tutto, dal coreografo al coach. Non so se sia un bene o un male, perché alla fine sai fare molte cose ed anche in fase di formazione sviluppi tutte le capacità. Sono favorevole alla separazione delle carriere, basta che i giudici siano veramente in grado di essere tali. Non è detto che un bravo ballerino sia necessariamente un buon giudice, così come molti bravi ballerini non sono portati per l’insegnamento. Una cosa è fare l’arbitro di calcio e vedere se la palla entra correttamente nella rete, un’altra è sentire la musica, avere la percezione artistica che ti dà solo la formazione pratica. Io non smetterei mai di insegnare per fare il giudice. Il mio segreto è che mi piace troppo quello che faccio e nulla del mio lavoro mi pesa.
Si vede, ho assistito ad una tua lecture, era chiarissima oltre che interessante e con un pubblico davvero eterogeneo.
Cito sempre un proverbio: il buon pilota si vede nella tempesta. Mi ricordo l’occasione a cui ti riferisci, anche perché era la prima volta che insegnavo a Livorno: non conoscevo nessuno, né le coppie né i livelli di ballo. Mi trovai con bambini di cinque anni e primo livello insieme ad AS di livello internazionale, con Mirko Gozzoli seduto che mi guardava! Sinceramente, mi chiesi cosa fare, per non annoiare gli uni e non far scandalizzare gli altri. Poi sono riuscito ad entusiasmare tutti: lo considero un grande obiettivo raggiunto.
Sei giudice anche di standard oltre che di latino-americani?
Sì, anzi mi sento più bravo nel giudicare gli standard piuttosto che i latini. Ed è opinione condivisa anche dai miei colleghi! Perché essendomi specializzato più nelle danze latino-americane, vado troppo alla ricerca di dettagli e di stile che corrispondano al mio gusto piuttosto che guardare l’insieme, la posizione, la musicalità.
E come giudice quali sono le cose che ti colpiscono di più?
La tecnica a mio avviso è il supporto del talento, il mezzo per esprimere le proprie capacità: un pittore impara prima la manualità e la tecnica, ma poi dà sfogo alla sua inventiva esprimendo le sue sensazioni. Così deve fare il ballerino. La cosa più importante, quando giudico, è la bellezza di ciò che vedo: la danza per me è più arte che sport e l’arte deve esprimere bellezza, sempre.
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Luka Fanni ha detto delle cose molto sagge. In particolare mi è piaciuto tantissimo il concetto che ha espresso sull’importanza della tecnica nel ballo.
In effetti, ballare senza tecnica (o con tecnica errata), mai e poi mai si può essere belli e trasmettere emozione al pubblico. Come ha spiegato magnificamente bene Luka, un pittore impara prima la manualità e la tecnica, e poi dà sfogo alla sua inventiva esprimendo le sue sensazioni.
Purtroppo, asssistiamo spesso a delle assurdità. Maestri ciarlatani che non sanno dove sta di casa la tecnica di ballo, stanno rovinando tanti ballerini riducendoli a saltimbanchi.
Qualcuno potrebbe obiettare a queste mie affermazioni dicendo: e come fanno a vincere le gare? Semplice. Fino a quando ci saranno i “domatori” a bordo pista, è ovvio che i “ballerini circensi” saranno preferiti! Certo, non saranno mai dei veri “campioni di ballo” anche vincendo, ma in compenso saranno dei veri “fenomeni da baraccone”!!!
Concordo a pieno!
Anzi vorrei condividere una mia esperienza: una persona(ovviamente affermato maestro/a e giudice della combriccola) alla mia domanda “ma si giudicano i robot e i fenomeni da circo senza musicalità ne tecnica? ” ho ricevuto come risposta “ognuno insegna quello che crede meglio!!!!!”
Sono rimasto a bocca aperta!!!
Un caloroso saluto