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LETTERA APERTA SUL MONDO DELLA DANZA di M.G.Sarli

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Arrivata in redazione lo sfogo di una lettrice e insegnante di ballo sul mondo della Danza e sue figure professionali ,e noi per dovere di cronaca la pubblichiamo nella sua interezza, perché a nostro parere molto interessante

 

INSEGNANTI DI DANZA…SERVE ONESTA’ PROFESSIONALE!

“Si può parlare di alta formazione senza alcun titolo?” Tra la miriade di locandine promozionali, articoli e video di danza, mi è caduta l’attenzione su questa frase. Non so a chi fosse riferita, ma ho iniziato a riflettere, pensando alla mia situazione di insegnante, e al mio percorso…

Forse a questa domanda risponderà la mia rabbia, e chiedo scusa a colleghi e lettori se questo articolo diventerà sfogo personale!

Non se ne può più di sentir parlare di Alta formazione, Accademie e Titoli. E soprattutto c’è davvero troppa confusione a riguardo, e nessun interesse reale delle istituzioni a fare chiarezza.

Temo che stiamo arrivando ad un punto di non ritorno, perdendo di vista quello che realmente la danza rappresenta!  “L’Arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” secondo l’articolo 33 della Costituzione. Il discorso su qualunque titolo sembrerebbe superfluo, ma non lo è. Esistono grandi realtà coreutiche come il Teatro alla Scala, Il San Carlo, L’Opera di Roma ed un unico Istituto di Alta cultura che rilascia Diplomi Accademici riconosciuti dallo Stato Italiano: L’Accademia Nazionale di Danza di Roma. Fin qui tutto chiaro. La confusione nasce perché esistono anche tantissimi corsi di alta formazione per danzatori, corsi di perfezionamento, accademie, trienni specialistici e scuole internazionali da Nord a Sud. Con questa riflessione non intendo dire che debba esserci un unico centro di formazione e che lo studio della danza a livello professionale debba essere necessariamente di nicchia, ma se fioccano continuamente scuole, come in tutti i settori, forse la quantità fa venir meno la qualità!

Intanto inizierei facendo distinzione tra le varie figure professionali del mondo della danza. Il danzatore, il coreografo, l’insegnante…Sono carriere diverse, che ovviamente presuppongono percorsi artistici differenti. Credo che nessuno abbia chiesto il titolo di studi a Michelangelo prima di fargli dipingere la Cappella Sistina. Se pensiamo ai grandi danzatori o coreografi non pensiamo al loro titolo ma alle emozioni che ci regalano sul palcoscenico! Tutti gli artisti che lavorano nel mondo della danza, vengono chiamati per stage, concorsi e produzioni speciali per chiara fama e non per titoli! In questi casi, a mio avviso, è più che giusto il concetto di un’arte libera, il titolo sarebbe superfluo forse, visto che a parlare sono le capacità tecniche ed espressive dell’artista. Al contrario non si dovrebbe prescindere dal titolo quando si parla di maestri di danza. Viviamo in un Paese dove l’arte non ha dignità, dove aprono più scuole di danza che farmacie, ma i teatri si svuotano, le compagnie scompaiono e i danzatori trovano lavoro solo all’estero! Davvero pensiamo che il problema sia il titolo? Allora perché continuiamo a parlarne in maniera ossessiva?

Perché la figura dell’insegnante di danza è un’altra cosa. Chiunque può aprire una scuola di danza e arrogarsi il titolo di insegnante nelle svariate realtà n cui si esercita la “danza”.

Forse la formazione dovrebbe essere obbligatoria prima di intraprendere la professione di maestro, perché pensiamoci bene, affidereste mai vostro figlio ad un dentista che non ha studiato odontoiatria? Potrebbe mai insegnare italiano a scuola un docente non laureato in lettere? Perché questi esempi? Perché la danza è scienza del movimento e cultura, oltre ad essere un’espressione artistica unica e meravigliosa. Il mestiere del maestro di danza è serio, richiede professionalità e competenza perché ci viene affidata la salute dei nostri allievi, e il loro benessere psico-fisico.

Il maestro di danza ha un una grande responsabilità verso i suoi allievi. Non deve solo saper eseguire i passi, deve avere conoscenze analitiche del movimento e saper costruire una lezione in base al livello e all’età degli allievi e non proporre movimenti a caso e coreografie dettate dall’estro creativo del momento. Il maestro di danza deve aver studiato metodologia, anatomia, musica, storia della danza, psicologia e pedagogia. Ma questo lungo percorso di formazione, e tutti i sacrifici che esso comporta, non credo che possano garantirvelo tutte le persone che vantano il titolo di Maestro di danza! Forse molti colleghi sottovalutano l’importanza del proprio ruolo, per questo sono sempre di più quelli che si improvvisano docenti! Personalmente ritengo che tutte le conoscenze sopracitate siano indispensabili per assicurare la qualità dell’insegnamento e soprattutto la salute dell’allievo.

Alla luce di queste considerazioni, la certificazione degli studi per un insegnante dovrebbe essere obbligatoria, e quindi il discorso sulla difesa dei titoli ritorna.

Ma a quanto mi risulta, neanche l’Accademia Nazionale di Danza difende il suo titolo, visto che dopo una laurea specialistica (con un numero infinito di ore di tecnica metodologia e tirocinio e tante altre materie di studio vissute in prima persona tutti i giorni per anni!) non si è ancora abilitati per l’insegnamento nella scuola secondaria e nel settore privato si è  messi praticamente sullo stesso livello di chi non hai mai studiato per diventare insegnante visto che tutti possono aprire una scuola di danza! Per non parlare dell’equipollenza tra vecchio e nuovo ordinamento, titoli conseguiti all’estero, e diplomi di enti lirici! Non voglio nemmeno fare il confronto con i corsi del fine settimana, che per quanto tenuti da docenti validi, non hanno la bacchetta magica e non possono sostituirsi ad un percorso artistico che dovrebbe essere già acquisito! Probabilmente questi corsi brevi dovrebbero essere seguiti come un aggiornamento e un approfondimento e non come unica fonte professionale di conoscenza, e allo stesso tempo dovrebbe esserci un unico criterio di valutazione di titoli e competenze tecniche dei docenti provenienti dai vari percorsi di studi.

Penso che per iniziare a fare chiarezza e restituire all’arte della danza la dignità che merita, dovremmo avere noi insegnanti l’onestà professionale di “autoregolamentarci” e cambiare le cose, perché se siamo arrivati a questo punto forse chi ha lavorato prima di noi, o chi ha più voce nel settore, non ha fatto abbastanza! Allora rimbocchiamoci le maniche nel nostro piccolo finché le istituzioni non ci daranno il giusto riconoscimento, visto che siamo tantissimi! Cominciamo da chi insegna nella scuola di quartiere a mandare un messaggio diverso! Educhiamo le nuove generazioni ad imparare e difendere la danza, non ad emergere per primeggiare! Insegniamo la differenza tra qualità e improvvisazione, portiamo i nostri allievi a teatro, perché la danza non è solo allenamento ma cultura! E soprattutto finiamola di chiamare le scuole di danza private (amatoriali o professionali che siano!) con il nome di Accademie! Ma finiamola anche di chiamare scuola di danza tutti i corsi fatti in sala fitness, palestra e oratorio, perché l’idoneità dei luoghi dove la danza si pratica non può essere facoltativa… ne va della salute dell’allievo!

Smettiamola di dire ” alta formazione ” e impegniamoci a fare bene il nostro lavoro, tirando fuori il meglio da ogni allievo, e augurandoci di aiutare a crescere qualche futuro professionista, lasciando che a parlare siano i nostri risultati e non i nomi altisonanti dei nostri corsi!

Non mettiamo più avanti il titolo a discapito della conoscenza, perchè è importante quello che hai imparato e continui ad imparare! Troppo spesso quando vado a fare corsi di aggiornamento vedo ragazzine che invece di preoccuparsi di prendere appunti, provare fino allo sfinimento una correzione, non pensano altro che a farsi la foto con il maestro e il diploma in mano, da postare su Facebook o da incorniciare! Allo stesso tempo è anche sbagliato pensare che se ho un titolo (più o meno valido che sia) il mio percorso può dirsi compiuto, perché non ci si può chiudere nelle nostre quattro mura e pensare che un insegnante possa smettere di studiare e aggiornarsi! La danza è espressione del suo tempo, la danza cambia e le metodologie si affinano continuamente! Senza considerare la miriade di tecniche si supporto che potremmo esaminare per migliorarci, e per aiutare le performance dei nostri studenti, oltre a prevenire traumi fisici e non solo dovuti ad uno studio scorretto!

Finiamola di prendere in giro i nostri allievi e le loro famiglie con diplomi di fine anno, il diploma delle punte e saggi copiati da YouTube! Ho conosciuto moltissime ragazze convinte di avere un diploma di ottavo anno e non riuscire a fare una pirouette, né allacciarsi le punte senza sembrare un pacco regalo! In alcuni casi sembra sia prioritario garantire il diploma di fine corso, il passo d’addio con un tutù meraviglioso e chiamare nelle nostre scuole grandi nomi (magari sempre gli stessi, o l’ultimo viso del talent dell’anno) per attirare persone e offrire nella maggior parte dei casi una lezione di coreografia e non una classe strutturata!

Finiamola di giocare con il ribasso dei prezzi, illudendoci che con il prezzo da discount si possa riempire la scuola di talenti, perché per crescere talenti devi essere un professionista e se hai studiato e sudato non ti svendi!

Se la nostra categoria lavorativa avesse un albo dei professionisti, con regole ben precise, potremmo avere una reale tutela del nostro titolo e non fioccherebbero accademie e corsi alta formazione! Nell’attesa che un sogno irrealizzabile come questo diventi una realtà nel nostro Paese a mio avviso abbiamo solo due strade!

Possiamo scegliere di preoccuparci dei risultati del nostro lavoro, spiegando alla gente che frequenta le nostre scuole che deve esigere la qualità anche nel nostro settore! Oppure possiamo continuare ad improvvisarci insegnanti, farci la guerra tra noi e tenerci la danza che abbiamo, perché è quella che ci meritiamo!

Mariagrazia Sarli

laura

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