FIDESM, il 5° commissariamento non è più uno scenario puramente teorico

Dopo l’inchiesta, il pressing istituzionale e il passaggio in Giunta CONI, la vicenda non sembra più confinata alla sola attesa degli sviluppi giudiziari. Il nodo, ora, è anche quale strada il sistema sportivo riterrà praticabile per ristabilire equilibrio e credibilità.
Il caso che ha investito la danza sportiva italiana ha già compiuto un salto di livello. Non è più soltanto un’inchiesta raccontata dalle cronache giudiziarie e sportive. Non è più soltanto una crisi d’immagine che mette in difficoltà un’intera federazione. Non è soltanto un dibattito che si è acceso sui social. È ormai una vicenda entrata pienamente nel circuito delle valutazioni istituzionali, e questo cambia la natura stessa della partita.
Negli ultimi giorni, le principali testate hanno aggiunto elementi sempre più precisi sul contenuto dell’indagine: quattro avvisi di garanzia, perquisizioni, sequestri, presunti interventi nella scelta degli arbitri e presunta manipolazione del software TopTurnier per alterare i risultati delle gare. Anche in questo caso, è doveroso ricordarlo, si tratta di ipotesi investigative da verificare nelle sedi competenti. Ma sul piano pubblico il danno reputazionale e istituzionale è già evidente.
Va anche ricordato che il tema non riguarda soltanto un software specifico (Top-Turnier): in ogni sistema di scrutinio il nodo decisivo resta la tracciabilità delle operazioni, i controlli e l’etica di chi gestisce il processo.
Anche sul discorso di altri sistemi di valutazione se dovesse esserci un gruppo di giudici malintenzionati, tutti i sistemi di giudizio possono essere manipolati per favorire un un club piuttosto che un altro. Il problema è sistemico, bisogna formare i tecnici a perseguire l’etica.
Riportiamo ora il focus su quello che sta accadendo nel coni e quelli che possono essere i risvolti della vicenda. Il passaggio formale che segna una svolta è quello della Giunta Nazionale CONI. Il comunicato ufficiale del 21 aprile riferisce che il presidente Luciano Buonfiglio ha aperto i lavori affrontando i recenti accadimenti che hanno coinvolto anche la danza, e precisa che Laura Lunetta non ha partecipato alla riunione perché si è presa una “pausa di riflessione”. Il comunicato, va detto con precisione, non annuncia misure specifiche sulla FIDESM. Il punto decisivo è anche il comunicato del 23 aprile 2026, con cui il CONI ha reso noto che il Procuratore Generale dello Sport, Ugo Taucer, ha chiesto alla Procura di Roma ogni atto ostensibile relativo alle indagini in corso e che il Presidente Buonfiglio effettuerà nei prossimi giorni le azioni necessarie a tutela dell’Ente, nell’ambito dei poteri attribuitigli dallo Statuto del CONI. Ma proprio per questo il significato politico-istituzionale di quel passaggio va letto per ciò che è: il caso è stato assunto come questione da trattare ai massimi livelli del sistema sportivo.
È qui che si apre la fase nuova. Perché quando una crisi federale supera una certa soglia, il tema non è più soltanto se attendere o meno gli sviluppi dell’inchiesta. Il tema diventa anche quali soluzioni di discontinuità possano essere considerate praticabili per ristabilire governabilità, credibilità e tenuta istituzionale. Non serve forzare i fatti per registrare questo cambio di scenario: basta osservare il linguaggio che ormai affiora nelle ricostruzioni giornalistiche. Corriere della Sera scrive che “il commissariamento è vicino”; altre testate parlano di pressing per un passo indietro e di dimissioni in vista.
Naturalmente, tra il clima che si respira attorno a un dossier e un atto formalmente assunto esiste una differenza sostanziale. E questa differenza va rispettata. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurre tutto a una situazione di semplice osservazione. Il livello raggiunto dalla vicenda lascia intendere che, accanto alla gestione dell’emergenza, siano ormai oggetto di riflessione per Buonfiglio, anche gli scenari successivi. In altre parole: non si discute più soltanto della crisi, ma anche di come uscirne.
Buonfiglio potrebbe decidere una figura rispettabile e credibile per traghettare la Fidesm.
Per il mondo della danza sportiva questa è una notizia nella notizia. Perché significa che il dossier non viene più percepito come un problema limitato alle persone coinvolte o ai tempi della magistratura, ma come una questione che tocca l’assetto stesso della federazione. In queste condizioni, il vero punto non è anticipare decisioni che nessuno ha ancora ufficializzato. Il punto è riconoscere che la soglia è cambiata: il sistema sportivo, ormai, non sembra più ragionare soltanto sui fatti contestati, ma anche sulle possibili architetture del dopo.
Mentre le persone sui social continuano a ragionare ed indignarsi sui fatti giudiziari e sull’inchiesta che potrebbe non essere semplice. Le istituzioni stanno vagliando la figura più adatta e la linea politica da intraprendere.
Ed è probabilmente qui che si giocheranno le prossime ore. Non sul terreno delle interpretazioni gridate, ma su quello molto più concreto delle scelte ritenute compatibili con la credibilità delle istituzioni sportive. Perché a questo punto la domanda non è più solo cosa accadrà nell’inchiesta. La domanda è quale soluzione verrà considerata sostenibile per accompagnare la danza sportiva fuori dalla sua crisi più grave.
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