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Interviste

Angela Petrini insegnare Danze Standard in epoca di pandemia

Conosciamo anche la realtà di una scuola di Lucca

Per la rubrica di Infodanza delle interviste oggi abbiamo inserito quella fatta ad Angela Petrini, ex ballerina agonista(1994-2008) di Danze Standard e ora maestra di danza in epoca di pandemia a Massarosa in provincia di Lucca con notevole successo (Se tanche tu vuoi partecipare e fare quest’intervista clicca qui).

D. Cara Angela In cosa ti senti  Maestro di danza speciale?
R. Il nostro sogno è sempre stato quello di poter trasmettere la nostra grandissima passione per le danze standard e in questi anni abbiamo collezionato tantissimi successi sia a livello personale che relativi ai nostri allievi. Abbiamo studiato fin dai primi passi con i migliori maestri al mondo di questa disciplina, i maestri Selmi, Fancello, Bonsignori, Baldasseroni, Barbieri e grazie a loro ed alla nostra determinazione siamo riusciti a raggiungere tanti grandi obiettivi, come quello di far parte della squadra nazionale di danza sportiva per 6 anni consecutivi. Abbiamo fatto le finali nelle più prestigiose competizioni sia a livello nazionale (campioni italiani classe A e per sei anni finalisti della classe AS) che internazionale (per due volte finalisti al Blackpool Dance Festival, finalisti al German Open Championship) ed abbiamo preso parte nel 2003 al Campionato Mondiale Senior 1. Anche come insegnanti le soddisfazioni non sono mancate, tutte le nostre coppie hanno conquistato almeno una volta il posto in una finale ai campionati italiani ed abbiamo avuto ben due coppie che sono state inserite quali atleti di interesse nazionale nella squadra nazionale di danze standard, una nella categoria 14/15 e una nella 16/18 anni e due coppie che hanno preso parte ai Campionati Mondiali della loro categoria, una per la 14/15 anni e una per la categoria Senior 1. In tutti questi anni le danze standard sono cambiate tanto ma quello che noi non abbiamo mai cambiato sono gli insegnanti di riferimento, cosa non molto comune nel nostro mondo, e il fatto di continuare a credere nonostante tutto e tutti al buon ballo, perché solo quello può far avere un futuro ad una coppia.

D E’ ora come va la tua la tua attività di Maestro di danza ?
R.In questo periodo di pandemia abbiamo avuto molte difficoltà, abbiamo rispettato scrupolosamente il protocollo anti-Covid 19 anche se questo ha significato diminuire drasticamente il numero dei corsi e degli allievi togliendo totalmente tutte le attività che riguardavano i non agonisti. La maggior parte degli allievi agonisti è stati disciplinata ed ha avuto la costanza di allenarsi anche in modo singolo, quando non era consentito allenamento di contatto, però ci sono stati anche diversi casi di abbandono causa paura di contrarre il virus, mancanza di stimoli quali gare o stage o sopravvenute difficoltà familiari.

Durante la pandemia abbiamo lavorato molto sulla tecnica. La nostra è una disciplina di coppia nella quale il feeling e la connessione tra due ballerini è indispensabile, ma quando questo non era possibile abbiamo fatto di necessità virtù e ci siamo concentrati sul miglioramento del lavoro dei singoli: lavoro dei piedi, bilanciamento del corpo, esecuzione delle proprie coreografie in solo. Abbiamo anche approfittato dell’opportunità di fare  lezioni on line  su piattaforme dedicate, anche se purtroppo gli atleti meno giovani hanno rinunciato a partecipare dato la scarsa propensione all’uso del PC o smartphone.

D. Studiare o insegnare Danza a distanza come ti ha fatto sentire?
R. E’ stato molto difficile. Il contatto sia fisico che umano è fondamentale per insegnare correttamente anche perché oltre ad insegnare una tecnica o una coreografia c’è da trasmettere anche una passione. C’è da insegnare che due corpi devono avere dei singoli equilibri ma trovare poi un baricentro comune che permetta non solo di eseguire le proprie coreografie ma di farlo interpretando in modo diverso le singole musiche riuscendo a armonizzare le differenti peculiarità dei componenti della coppia. Ma la coppia non è solo tecnica, sono fatti di emozioni, gli atleti hanno spesso bisogno, specialmente i più giovani, di un punto di riferimento col quale poter parlare, sfogarsi se le cose non vanno bene, confidare le proprie paure ed essere stimolati quando le motivazioni sembrano diminuite ed essere aiutati a trovare un buon feeling di coppia . Tutto ciò è molto difficile a distanza.

D. Angela cosa  ti manca di più del periodo precedente alla pandemia?
R. Mi manca la spensieratezza, il non dover disinfettare di continuo la scuola e le mani, il non aver paura di toccare un allievo; mi mancano le gare in cui ci si poteva abbracciare sia per gioire di una vittoria che per consolare per una sconfitta, gli stage con tante coppie in pista nella quale una stimolava l’altra a fare sempre meglio, il pubblico presente alle gare che ti incoraggiava a dare il massimo, le cene dopo la gara passate a ridere tutti assieme, i corsi dei balli ‘sociali’ nei quali non essendoci la particolarità dell’agonismo si passavano serate in allegria, le risate negli spogliatoi nei quali si festeggiavano spesso anche i compleanni tutti appiccicati ma tanto felici.

D. Ti sei sentito tutelata dalla tua federazione di appartenenza, avresti voluto essere più o meno considerato?
R. La Federazione ha fatto quello che ha potuto non essendo minimamente considerato l’intero settore della danza, dello sport e dello spettacolo a livello di leggi statali

D. Racconta il tuo momento più brutto ma anche quello più divertente o intenso emotivamente di questo periodo di stop forzato ?
R. Il momento più brutto è sicuramente stato quando ci è stato imposto di chiudere tutte le attività della scuola, compreso gli agonisti. Noi abbiamo dei ragazzi che stanno dedicando la loro vita a questa disciplina allenandosi ore ed ore tutti i giorni con enorme sacrificio ed eravamo consapevoli che uno stop troppo prolungato li avrebbe sicuramente danneggiati. La cosa che ci ha emozionato di più è stata però la forza delle coppie di agonisti più anziane che nonostante la paura che si respirava nell’aria appena il Governo ha reso possibile allenarsi ci hanno detto che sarebbero tornate a ballare anche con la mascherina, anche con l’armatura, guanti e stivali di gomma 🙂 bastava tornare a vivere, perchè anche per le coppie meno giovani ballare è spesso sinonimo di ‘VITA’, perdersi nelle note della musica senza pensare per un attimo ai propri problemi e senza cadere in una apatia che, non solo per loro ma anche per i giovani, può demotivare anche in altri aspetti della propria vita.

D.In questo lungo periodo hai mai pensato di mollare tutto ?
R.Mai, ma solo perchè abbiamo degli allievi che ci fanno sentire che credono fortemente in noi

Grazie Angela Petrini di aver condiviso con noi la tua opinione e i tuoi pensieri e ti auguriamo una buona #ripartenza.

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